Porto di Cesenatico

porto cesenatico"Lento canale urbano con capanni qua e là su palafitte e le case stan ritte tenendosi per mano". Così Marino Moretti nella sua poesia "La casa dove sono nato" ci introduce a Cesenatico. Il Cesenatico, come si diceva un tempo, deriva il suo nome dalla città di Cesena di cui fu il porto. La sua storia non è altro che la storia di questo scalo marittimo che i Cesenati costruirono nel primo decennio del 1300 . Nel mare Adriatico sono numerosi i porti-canale e quasi tutti, nelle linee essenziali, si assomigliano; possono variare le dimensioni, i fondali ma, tutto sommato, non vi sono grandi differenze e nella maggior parte dei casi sono posti in margine all'aggregato urbano più antico. Il porto di Cesenatico è invece l'asse principale attorno al quale ruota il paese: le case allineate sulle sue rive, quasi fondamenta veneziane, e le stradette perpendicolari ad esse. Raccontare la storia di Cesenatico è raccontare la storia del suo canale, anche se nel territorio comunale si possono riscontrare notevoli tracce di antichi insediamenti d'epoca romana, repubblicana e imperiale. Cesenatico è un dono del suo porto, infatti l'uomo, costruendolo, minò un equilibrio che la natura, come sempre, ha poi riconquistato. I moli che si protendevano dalla spiaggia, specialmente quello di levante, trattenevano la sabbia trasportata dalle correnti e permettevano la formazione di bassifondi proprio all'imboccatura del porto rendendo pericolosa l'agibilità. Per ovviare all'inconveniente non restava che prolungare i moli: di prolungamento in prolungamento si è arrivati alla situazione attuale, anche se ora appare il fenomeno inverso, ovvero quello erosivo. Cesenatico nacque come scalo marittimo di Cesena. Questo fatto suscitò l'invidia dei signori vicini, gli Ordelaffi di Forlì, i Manfredi di Faenza, i Polentani di Ravenna i quali, di volta in volta, tentarono di conquistarlo e di interrarlo. Ciò nonostante era destinato ad assumere una notevole rilevanza se la comunità di Cesena, nel 1490, chiamò al suo servizio Dionigio da Viterbo, "ingeniero et architecto mirabile de la Signoria de Vinecia", per migliorarne la navigabilità. Questo fatto dimostra non solo l'interesse di Cesena per il suo porto, ma soprattutto quello di Venezia.

porto canale di cesenatico"L'occhiuta" signoria veneziana non avrebbe certamente prestato un suo ingegnere idraulico se non avesse avuto un grosso interesse per il porto di Cesenatico. Giova ricordare che, nonostante la caduta di Costantinopoli e la conseguente espansione turca, la Serenissima era all'apogeo dalla sua potenza e considerava tutto l'Adriatico semplicemente come il golfo di Venezia. Le sue mire di dominazione diretta sui porti della Romagna non erano poi molto nascoste. Ma fu al tempo dell'effimera gloria del duca Valentino che Cesenatico ebbe l'incontro con uno dei personaggi di maggior spicco del Rinascimento italiano: Il Codice L dei manoscritti Vinciani contiene, al folio 66 verso, il rilievo planimetrico quotato da Leonardo il 6 settembre 1502. Nel Codice troviamo almeno tre annotazioni che si riferiscono al Porto Cesenatico: lo schizzo planimetrico quotato con la dicitura " porto Ciesenaticho a dì 6 di settembre, a ore 15"; il valore angolare dell'orientamento azimutale dell'allineamento della Rocca di Cesenatico, al folio 67 recto, con la scritta " la rocha del porto di Cesena sta a Cesena per quarta di libecco"; la veduta prospettica a volo d'uccello, disegnata probabilmente dall'alto della rocca , del canale di Cesenatico che bipartisce l'abitato, dei moli guardiani posti all'imboccatura del porto (e questo al folio 68 recto). Due principi rinascimentali, uno delle arti e delle scienze, e l'altro, il principe per eccellenza, protagonista del trattato di scienza politica più alto di tutti i tempi, si interessarono dell'umile borgo marino perchè entrambi intuirono le sue grandi possibilità. Purtroppo il Valentino, che pure aveva "racconcia" la Romagna, passò come una fulgida meteora. Cesenatico fu conquistata per un breve periodo dalla Serenissima Repubblica di Venezia. Dopo Agnadello ritornò alla comunità di Cesena e quindi alla dominazione pontificia, ma i legami del borgo marino romagnolo con la laguna veneta non furono mai interrotti. Infatti dal Veneto, da Chioggia soprattutto, vennero i primi pescatori d'altura che si stabilirono qui. Prima per alcuni mesi all'anno, durante determinate campagne di pesca, poi stabilmente, mantenendo sempre legami con il luogo d'origine.

storia di cesenatico E non poteva che essere così. Il mare non è mai stato una barriera per gli uomini, ma una grande strada apparentemente deserta, in realtà sempre formicolante di imbarcazioni di traffici più o meno intensi e mai interrotti. Di questi traffici conserviamo diversi indizi: alcuni contratti attestano che Cesenatico nella seconda metà del '500 era un porto deputato all'imbarco dello zolfo prodotto nelle miniere della Val di Noce e nella valle del Savio e non era un traffico di poco conto se fra gli acquirenti si annoverano mercanti fiamminghi e spagnoli. Lo zolfo concentrato a Cesenatico veniva imbarcato su battelli di piccolo cabotaggio e trasportato ad Ancona . Lì veniva trasbordato su navi più grandi e prendeva le vie delle Fiandre che si stavano avviando a diventare il motore dell'economia mondiale; ed è bello pensare che anche un piccolo borgo marino aveva contatti, se pure indiretti, con i paesi Bassi che, per tutto il XVII secolo, domineranno i mari del mondo. Ritornato sotto la dominazione papale, Cesenatico continuò a vivere di piccoli traffici mercantili e di pesca. Lo stato della Chiesa non era uno fra i meglio governati e non spingeva certo i suoi sudditi ad osare molto nelle imprese commerciali e marittime; neppure il porto di Cesenatico, quindi, godette di stimoli capaci di aumentarne i traffici.